Bisaccia

Bisaccia, provincia di Avellino, ma è meglio dire Irpinia d’Oriente. Guarda verso il Gargano e poi verso la Bosnia. Le nuvole del pomeriggio sono quelle che il mattino stanno a Saraievo.
Francesco De Sanctis nel suo viaggio elettorale la definì gentile. Ma Bisaccia è un paese lirico, una lirica rude, piena di faglie. E’ un paese ma è anche una nave perduta in un mare di vento.
Bisaccia è ben costruita proprio per resistere meglio al vento che soffia da ogni lato, anche da sotto, dalle faglie tra le argille sciolte su cui i pastori balcanici fondarono il paese.
L’Irpinia d’oriente non è un’invenzione letteraria, è una terra bellissima, fuori dalle rotte e dai caselli designati.

Sono tempi tremendi, in cui la miseria spirituale sta conquistando tutto. Ma per dissipare i subbugli e le velleità più fatue, per sopravvivere alla torbidezza infernale dell’epoca, Bisaccia è un posto migliore di tanti altri. Forse qui resistono tracce di quell’aura che venivano a cercare i grandi viaggiatori dell’ottocento nel paesaggio italiano. Certi pomeriggi hanno il polso leggero e si può ammirare la bellezza senza ornamenti del paesaggio, il suo petto che sa di ginestre adolescenti, il suo mento reso aguzzo dal vento.